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Assistere al parto: 5 regole fondamentali per futuri papà.

Penso che tutti dovrebbero provarlo.parto, nascita, papà, assistere al parto

Frastornato dalle ore senza sonno, eccitato e teso, nel frastuono tipico del reparto maternità riuscirai comunque a sentirlo. Tic toc, tic toc inesorabile ed instancabile sentirai quel cuore che ne ha passate tante ma questa volta proprio non riesce a calmarsi, nel continuo andirivieni di quel corridoio con tua madre che ti guarda e fa finta di niente, con gli amici che ti parlano ma che non senti, lui sarà la tua sola certezza, l’unico organo che ti ricorderà che se li in quel momento schiacciato fra quelle pareti verdi in attesa di sapere qualcosa, di poter fare qualcosa.

Poi d’improvviso si fermerà e tornerai per un secondo sulla terrà, quando il tuo nome pronunciato con una flebile voce dalla specializzanda in ostetricia indicherà che il tuo momento è arrivato, stai per entrare in sala parto, stai per percorrere un viaggio a metà fra arrivo e partenza una fra le esperienze più adrenaliniche e potenti che la vita ti concederà.
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Respiro profondo, soglia varcata, il cuore che aumenta sembra voler uscire dal petto sembra volerti dire tranquillo anche stavolta ci sono io con te. In quel momento ti passeranno davanti agli occhi almeno 10 serie complete di Grays anatomy, cercherai di ricordare le raccomandazioni del corso preparto, ripasserai a mente tutti i video tutorial sul parto scaricati in nove mesi, tutto inutile. Cercherai di calarti nella parte indossando quella cuffia verde che su di te è così ridicola, cercherai di abbozzare uno sguardo sicuro perchè in fondo non sei tu che devi partorire, dovresti
infonderle coraggio, sei li per quello dovresti aiutarla nel momento più bello e difficile della vostra vita, cerchi di mascherarlo e invece te la stai facendo addosso ma questo lo sai soltanto tu e il tuo cuore.parto, nascita, assistere al parto
Sarà solo questione di minuti, di lenti, inesorabili minuti. La tua testa probabilmente non riuscirà a far altro se non cassa di risonanza alle urla della tua donna che saranno come martellate perchè sai di non poter fare molto di più di quello che stai facendo cioè niente. Ma se scavando nel tuo io interiore dovessi riuscire a far emergere la tua parte razionale spero ti siano utili questi 5 consigli per sopravvivere in sala parto:

  1. Stai zitto, o se proprio devi parlare non dire nulla di stupido come: “Stai bene?”, “Fa male?”, “Senti dolore?”, “Quanto tempo ci vuole? Valuta e ripeti a menteparto, nascita, papà, assistere al parto almeno 3 volte quello che vuoi dire, tutto quello che dirai verrà usato contro di te in fase di trasformazione, durante le fasi più acute del travaglio, quando tua moglie passerà al livello posseduta in preda ad esorcis
    mo.
  2. Non fare il saccente: Anche se hai letto tutto quello che c’è da sapere e potresti sostenere un esame di ostetricia evita di dare consigli ai medici, loro lo fanno per lavoro e tu non sei li per quello.
  3. Non filmare e fotografare: La sindrome del Grande fratello e gli smartphone ci hanno trasformato in androidi di videosorveglianza sempre pronti a tirar fuori l’occhio bionico, ma questo dimostra scarsa sensibilità nei confronti della donna che sta soffrendo, inoltre mentre fai la registrazione perdi l’emozione della diretta.
  4. Non fare battute stupide: mentre tua moglie è lacerata dai dolori non ha di certo bisogno di un simpaticone accanto a lei che fa battute o balletti strani come Robbie Wiliams
    ma di un appoggio e un conforto
  5. Non chiederle mai cosa potete fare per aiutarla: lei con molta probabilità non lo sa e con ancora più probabilità è troppo stanca per provare a dare una risposta cerca di comportanti nel modo più naturale possibile dandole AMORE e SOSTEGNO a tuo modo, lei lo capirà. Quindi rilassati mettiti accanto alla tua compagna e respirate insieme, ancora qualche minuto e la vita non sarà più la stessa….

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Photo by Elis Freitas

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Ciao sono Emil Ceron ho 35 anni, sono appena diventato papà e……….. me la faccio sotto! Da quando Betta, la mia dolce caramella dal ripieno frizzante, mi ha annunciato candidamente che sarei passato dall’altra sponda: quella dei genitori, ho sentito la necessità di creare questo spazio condiviso in cui incontrarci fra papà del nuovo millennio, un porto sicuro in cui confrontarci, sfogare frustrazioni da sbalzi ormonali, parlare male della suocera, mettere a confronto le nostre esperienze per imparare insieme il mestiere del papà

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