Vita da papà 2.0

Proteggiamo i bambini dalla Shaken Baby Syndrome: scopri come grazie a Terre des Hommes

Abbraccialo, bacialo, coccolalo: piuttosto lascialo piangere, ma sicuramente non scuoterlo mai! E’ questo il monito della Fondazione Terre des Hommes che, in collaborazione con un network di eccellenze ospedaliere, la lanciato una campagna contro la SBS, la “Sindrome del bambino scosso”, ed insieme il decalogo con le 10 cose che ogni genitore dovrebbe sapere per proteggere il proprio bambino fin dai primi mesi di vita! Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Elena Coppo dell’ospedale Infantile Regina Margherita.

Sapete che la “Shaken Baby Syndrome” (SBS) è la conseguenza di una grave forma di maltrattamento fisico? Molti genitori non lo sanno o fanno finta di non saperlo, e si tratta di un fenomeno spesso sottovalutato anche dai pediatri: la “Sindrome del bambino scosso”, anche conosciuta come “Trauma cranico abusivo” (AHT), può avere conseguenze davvero drammatiche. Nel nostro Paese è difficile da stimare, sia per la complessità della diagnosi, sia perché molte vittime non giungono all’attenzione dei medici. Anche senza dati epidemiologici a livello europeo, si ritiene che l’incidenza possa essere di 3 casi ogni 10.000 bambini di età inferiore ad 1 anno, sperando non sia solo la punta di un grande iceberg sommerso: infatti, solo l’Ospedale Regina Margherita di Torino, lo scorso anno, ha registrato 6 casi di SBS.

Per combattere questo fenomeno, le soluzioni sono sicuramente l’informazione e la sensibilizzazione, partendo dalle famiglie, visto che spesso è proprio in famiglia che accadono queste disgrazie. Un ottimo lavoro lo sta svolgendo Terre des Hommes che nei mesi scorsi ha lanciato, in collaborazione con 6 eccellenze ospedaliere pediatriche italiane, la prima campagna nazionale di prevenzione contro la SBS: Non scuoterlo!

Oggi, il percorso prosegue con un decalogo di informazioni e consigli utili, redatto con il supporto di esperti dei diversi ospedali membri della rete, per far conoscere i rischi e le conseguenze di una delle “manovre consolatorie” più frequenti del pianto dei bambini. Infatti, la “Shaken Baby Syndrome” prende il nome da una pratica scomposta e maldestra che però spesso capita, in maniera più o meno violenta: il bambino, scosso violentemente per reazione al suo pianto inconsolabile, potrebbe subire suo malgrado, traumi sull’encefalo e successive sequele neurologiche. Come sappiamo bene, i muscoli cervicali del collo dei neonati nei primi mesi di vita sono ancora deboli e non riescono a sostenere la testa; se un bambino viene scosso con forza, dunque, il cervello si muove liberamente all’interno del cranio, provocando ecchimosi, gonfiore e sanguinamento dei tessuti; in una parola, lesioni gravissime.

Grazie a Terre des Hommes, abbiamo il piacere di condividere ai nostri lettori il decalogo di informazioni e consigli utili, redatto con il supporto di psicologi e medici esperti in materia che potete trovare anche sul sito: nonscuoterlo.it e che vi consigliamo anche di condividere suo social con l’hashtag #NonScuoterlo per supportare questa campagna dal grandissimo valore che anche Babbosettete è felice di sostenere!

Oltre il decalogo, cosa c’è da sapere sulla “Sindrome del bambino scosso”? Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Elena Coppo, nata a Torino, laureata in Medicina e Chirurgia e specialista in Pediatria, dirigente medico di Pediatria presso l’ospedale Infantile Regina Margherita dal 1999. Si occupa di Child abuse dal 2006 facendo parte dell’equipe Bambi da quell’anno ed essendone diventata la responsabile dal 2014. Abbiamo rivolto, in esclusiva, tre domande alla Dottoressa Coppo per fare chiarezza su una tematica che, ovviamente, ci sta molto a cuore.

1) Non vorremmo spaventare i nostri Babbosettete che ci leggono, pertanto, esistono dei giochi maldestri e sbagliati che possono avvicinarsi alle problematiche della Shaken Baby Syndrome oppure parliamo solo di comportamenti violenti e fuori luogo?

Le comuni attività di gioco non sono la causa della SBS mentre ne è la causa un forte scuotimento nel vuoto o su di una superficie rigida con un successivo impatto. Quello che accade nel neonato e nel bambino piccolo è che il collo non ha sviluppato ancora la forza necessaria a sostenere interamente il capo ed in queste manovre la testa del bambino subisce un violento movimento che crea la rottura di vasi sanguigni all’esterno o anche all’interno dell’encefalo, come pure a livello della parte più profonda dell’occhio, la retina. Questa emorragia può essere tale da determinare di per sé la morte del bambino, in lacune occasioni, in altre può portare come conseguenze degli esiti permanenti quali danni neurologici.

2) Cosa si può fare nell’immediato per contrastare un fenomeno di Shaken Baby Syndrome, nel momento in cui viene diagnosticato?

Fondamentale per la sopravvivenza del bambino è l’immediato ricovero in ospedale. Solitamente questi bambini vengono ricoverati immediatamente in terapia intensiva e molto spesso necessitano di una ventilazione assistita ed un massiccio uso di farmaci d’urgenza. Purtroppo il ritardo nel ricorso alla cure è un fenomeno frequente legato a questo tipo di situazione e questo ritardo può condizionare le possibili conseguenze di quando avvenuto.

3) Negli USA si parla di 30 casi ogni 100.000 neonati: cosa si può fare per prevenire questo comportamento violento e fuori controllo da parte dei genitori o in ogni caso delle famiglie con problematiche varie che portano ad atti simili?

Importantissima è la prevenzione a iniziare dai corsi preparto, per spiegare alle mamme il cosiddetto “purple period”, ovvero quel periodo della vita del bambino, che inizia dopo le prime settimane e può prolungarsi per i primi mesi di vita, in cui il bambino può piangere diverse ore al giorno, senza che questo abbia a che fare con il suo benessere e che, attraversando quel periodo e avendo escluso con il pediatra cause organiche del pianto ( scarsa alimentazione, eccessiva alimentazione, stipsi, reflusso gastroesofageo o altro) occorre armarsi di nervi saldi e accogliere come questo periodo come una normale fase evolutiva del bambino. Nel 2016 la Società Italiana di neonatologia ha stimato che nel nostro Paese si registrano 3 casi su 10mila. Tuttavia, i dati internazionali dimostrano che è certamente un dato ampiamente sottostimato, data la grande difficoltà nel riconoscere e diagnosticare la sindrome.

Ringraziamo la Dottoressa Coppo per averci illuminato su un dramma che, come più volte detto, non è raro ed anzi è sicuramente sottostimato.

Di seguito trovate per esteso il decalogo di informazioni e consigli utili, fondamentale per far conoscere i rischi e le conseguenze di una delle “manovre consolatorie” più frequenti del pianto dei bambini.

Luca Rallo

 

 

LE 10 COSE DA SAPERE:

1) Cos’è la shaken baby syndrome?

La “Shaken Baby Syndrome” (SBS) ovvero “Sindrome del bambino scosso” è la conseguenza di una grave forma di maltrattamento fisico prevalentemente intra-familiare ai danni di bambini generalmente al di sotto dei 2 anni di vita: il bambino viene scosso violentemente per reazione al suo pianto inconsolabile, con conseguente trauma sull’encefalo e successive sequele neurologiche. Nei primi mesi di vita, infatti, i muscoli cervicali del collo dei neonati sono ancora deboli e non riescono a sostenere la testa; se un bambino viene scosso con forza, dunque, il cervello si muove liberamente all’interno del cranio, provocando ecchimosi, gonfiore e sanguinamento dei tessuti; in una parola, lesioni gravissime.

 

2) A che età si manifesta il picco di incidenza di questo fenomeno?

Il picco di incidenza della SBS si ha tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, periodo di massima intensità del pianto del neonato ed età in cui il bambino non ha ancora il controllo del capo e la struttura ossea è purtroppo molto fragile.

3) Quali sono i fattori scatenanti questa “sindrome”?

Scuotere il bambino, in genere, è la risposta ad un pianto “inconsolabile”, di cui gli adulti spesso non riescono a cogliere il significato. Sentendosi quindi impotenti, possono attivare – anche inconsapevolmente –  dei comportamenti inappropriati (come lo scuotimento) nel tentativo di calmare il neonato. Spesso, lo scuotimento avviene proprio per mano degli stessi genitori, o delle figure educative con cui si condivide l’accudimento dei bambini: nonni, babysitter, educatrici del nido, ecc.

Secondo i dati resi noti dalla SIN, i principali fattori “di rischio” che potrebbero aumentare la probabilità di SBS sono: famiglia mono-genitoriale, età materna inferiore ai 18 anni, basso livello di istruzione, uso di alcool o sostanze stupefacenti, disoccupazione, episodi di violenza in ambito familiare e disagio sociale. Tuttavia, nei casi più frequenti, è solo l’esasperazione di genitori inconsapevoli e poco informati a spingere nella direzione di una “manovra consolatoria” errata, qual è appunto lo scuotimento violento.

 

 

4) Quando e perchè scuotere un bambino dicventa pericoloso?

Lo scuotimento violento, anche se solo per pochi secondi, è potenzialmente causa di lesioni molto gravi, soprattutto per i bambini al di sotto dell’anno di età. È difficile stabilire con esattezza quanto violento o protratto dovrebbe essere lo scuotimento per causare un danno; tuttavia dalle “confessioni” dei responsabili si evince che in genere il bambino vittima di SBS viene scosso energicamente circa 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi.

Giochi abituali o comportanti maldestri dei genitori non provocano invece lesioni da scuotimento, così come non le generano il far saltellare il bambino sulle ginocchia (gioco del cavalluccio); fare jogging o andare in bici con il bambino; fare frenate brusche in auto; o cadute dal divano o da un altro mobile.

5) È difficile diagnosticare la sbs e quali sono i principali sintomi/segnali che dovrebbero accendere un “campanello d’allarme”?

Vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, estrema irritabilità, letargia, assenza di sorrisi o di vocalizzi, rigidità o cattiva postura, difficoltà respiratorie, aumento della circonferenza cranica disarmonico rispetto a peso e altezza, difficile controllo del capo, frequenti e lamentosi pianti inconsolabili e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio. È importante non sottovalutare nessuno di questi segnali da parte del bambino, che rappresentano un campanello d’allarme importante per una corretta diagnosi, la quale rimane comunque molto complessa da effettuare.

6) Quali danni può provocare lo scuotimento violento?

Le conseguenze della SBS possono essere di diversa intensità e gravità. I danni di tipo neuro- psicologico provocati dallo scuotimento possono manifestarsi, nei primi mesi di vita del bambino, sia da un punto vista motorio che del linguaggio. Le conseguenze più gravi riguardano: disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, della memoria e del linguaggio, disabilità fisiche, danni alla vista o cecità, disabilità uditive, paralisi cerebrale, epilessia, ritardo psicomotorio e ritardo mentale. In genere, le conseguenze dipendono molto dalla gravità dell’abuso. Si stima che solo nel 15% dei casi non ci sono ripercussioni sulla salute del bimbo.

 

7) possono esserci conseguenze anche psicologiche?

Scuotere un bambino può provocare gravi ed importanti esiti anche a livello psicologico, dando vita a problematiche relative allo sviluppo psico-motorio, come ad esempio i già citati disturbi del linguaggio, dell’apprendimento e della memoria, ma anche disturbi comportamentali.

8) La sbs può essere causa di morte?

La SBS può portare anche al coma o alla morte del bambino fino in 1/4 dei casi diagnosticati.

9) Quali comportamenti i genitori dovrebbero  assolutamente evitare di fronte al neonato?

Il pianto del bambino, nei primi mesi di vita, sembra davvero inconsolabile. Di fatto, piangere, è l’unico strumento che il neonato ha per comunicare: può avere fame, sonno, caldo, freddo, il bisogno di essere cambiato o semplicemente di coccole o del contatto fisico per essere rassicurato. Qualunque sia il motivo, non bisogna mai scuoterlo per calmarlo. Perché anche se può sembrare un gesto banale, i danni sul bambino, potrebbero essere gravissimi.

Sono, invece, tante altre le soluzioni che si possono mettere in atto per cercare di calmare il pianto di un neonato: cullarlo nella carrozzina, fargli fare un giro in macchina, un bagnetto rilassante, oppure fasciarlo con un lenzuolo piegandogli gli arti in modo che ritorni nella posizione fetale, o ancora fargli sentire un fruscio o un rumore continuo (come un phon o una lavatrice o un aspirapolvere). Ma se il pianto non si ferma e diventa davvero esasperante, la cosa migliore da fare, se non lo si riesce più a gestire e a sopportare, è lasciare il bambino in un posto sicuro e allontanarsi fino a quando non si è riacquistato un certo equilibrio. O in alternativa, chiedere aiuto ad altri membri della famiglia /amici e, nei casi più importanti, lasciare che un medico visiti il bambino, se ci sono dei dubbi sul suo stato di salute.

10) Come è possibile prevenire la “SHAKEN BABY SYNDROME”?

La prevenzione di ogni forma di abuso o maltrattamento minorile in generale e della SBS in particolare può essere effettuata attraverso il ricorso a diversi strumenti, tra cui: corsi di formazione per i genitori sul  pianto dei neonati, per imparare a riconoscerlo e a gestirlo; una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica su questi argomenti; un piano di sostegno/intervento di sollievo per le famiglie sopraffatte e per i genitori che si sentono in difficoltà nel prendersi  cura del loro neonato.

La campagna Non Scuoterlo! è condotta in collaborazione con Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino – Ambulatorio Bambi; Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico – SVSeD – Soccorso Violenza Sessuale e Domestica di Milano; Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di Milano; Azienda Ospedaliera di Padova – Centro Regionale per la Diagnostica del Bambino Maltrattato Unità di Crisi per Bambini e Famiglie; Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer – GAIA – Gruppo Abusi Infanzia e Adolescenza, Firenze; Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico – Giovanni XXIII di Bari – Servizio di Psicologia – GIADA – Gruppo Interdisciplinare Assistenza Donne e bambini Abusati. La campagna ha il patrocinio della Società Italiana di Neonatologia (SIN), l’Autorità Garante per l’Infanzia e Adolescenza e Pubblicità Progresso.

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Ciao sono Emil Ceron ho 35 anni, sono appena diventato papà e……….. me la faccio sotto! Da quando Betta, la mia dolce caramella dal ripieno frizzante, mi ha annunciato candidamente che sarei passato dall’altra sponda: quella dei genitori, ho sentito la necessità di creare questo spazio condiviso in cui incontrarci fra papà del nuovo millennio, un porto sicuro in cui confrontarci, sfogare frustrazioni da sbalzi ormonali, parlare male della suocera, mettere a confronto le nostre esperienze per imparare insieme il mestiere del papà

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