babbostory, Vita da papà 2.0
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San Giuseppe uno di noi: padri naturali e di fatto dell’era post-moderna

Finalmente la mia prima festa del papà.

Fin da piccolo mi sono chiesto il senso di questa festa assimilandola un po’ alle varie pseudofeste che ci sono in Italia come San Valentino o la festa dei nonni, facevo gli auguri a mio padre e mangiavo qualche zeppola con la coscienza tranquilla perchè oggi è festa e si può.

Quest’anno però è diverso, è un’occasione per fermarsi un attimo a pensare che cosa significa essere papà, passare dal mojito al latte in polvere, dalle cene gourmet ai rigurgiti sulla spalla, da un’uscita veloce con gli amici alla macchina sovraccarica, dalla mini alla multipla, da Games of Trones a Mascia e Orso e soprattutto passare dal decidere come spendere i propri soldi all’aspettare con ansia i saldi.

Nonostante questo posso dire a proposito della paternità solo due parole: Robba Forte.

E’ qualcosa che non ti spieghi ma che ti da una forza incredibile che ti fa sentire vivo , che ti spinge a lottare e a stare in forma perché non devi perderti niente di tuo figlio, e poi quello sguardo: in quegli occhi ti ci tuffi dentro e scopri un mondo ancora da definire, una tela di cui tu e sua madre siete gli artisti ed ogni giorno insieme date una pennellata, quegli occhi che ti fanno sentire importante anche se non sei nessuno quegli occhi che ti rendono come tutti i papà dei veri Supereroi.

La consapevolezza che lui sia un pezzo di te, un essere vivente generato dalle tue cellule ti fa sentire Dio. Per questo mi sono ritrovato a riflettere sulla festa di San Giuseppe.

Poveraccio San Giuseppe; ve lo immaginate se la vostra ragazza vi dicesse: “No Peppe io sono una donna di sani principi non lo faremo fino al matrimonio”. E tu che ti dai le martellate li, pero pensi: ”ma ragazze così dove le trovi più, io devo ritenermi fortunato, di Maria ce né una sola”. Quindi con fiducia continui a lavorare nella piccola bottega artigiana, facendo gli straordinari perchè non puoi permetterti un dipendente altrimenti hai gli studi di settore e le tasse ti ammazzerebbero più di quanto non abbia fatto già Ikea. Cosi piano piano metti da parte il gruzzoletto per sposarti cercando di risparmiare un po sull’addobbo: giusto qualche palma, un pranzo esotico a base di datteri e un modesto viaggio di nozze a Nazaret, l’importate è sposarsi e stare insieme.

Voi adesso capite bene cosa deve essere passato per la mente del povero Peppino quando Maria gli si presenta davanti e gli dice: “Giusè sono incinta ma ti posso spiegare”….

Quello ha tirato giù tutti i santi del paradiso, ma come dargli torto, avrà detto pure:” No non me spiegà, evitiamo i dettagli che è un anno che me li sogno ma c’ero pure io come protagonista”. Poi Subito a controllare il telefono, ultime chiamate, messaggi wattsapp, facebook… Me lo immagino che dice a Maria:” Ho visto quel messaggio de un certo Angelo, era addirittura premeditata sta cosa”…… E poi per l’enorme fede accettare un figlio non tuo crescerlo come tuo dandogli tutto quello di cui necessita, togliendoti il pane di bocca per darlo a lui…

Che Grande Giuseppe!

 

Da queste riflessioni ho capito che i papà che hanno i propri figli in modo naturale sono benedetti ed hanno in loro una componente divina perchè generano la vita per questo devono celebrare ogni giorno il potere a loro concesso, ma i papà che adottano un bambino per migliorare la sua vita sono dei veri e propri eroi perchè decidono di rinunciare alla propria vita attuale trasformandola in favore di un estraneo.

Per questo oggi voglio dire proprio a queste persone: SEI GRANDE PAPA’.

 

Emil Ceron

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Ciao sono Emil Ceron ho 35 anni, sono appena diventato papà e……….. me la faccio sotto! Da quando Betta, la mia dolce caramella dal ripieno frizzante, mi ha annunciato candidamente che sarei passato dall’altra sponda: quella dei genitori, ho sentito la necessità di creare questo spazio condiviso in cui incontrarci fra papà del nuovo millennio, un porto sicuro in cui confrontarci, sfogare frustrazioni da sbalzi ormonali, parlare male della suocera, mettere a confronto le nostre esperienze per imparare insieme il mestiere del papà

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