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Un piccolo gesto per garantire l’istruzione alle bambine rifugiate

In qualità di Babbosettete, cerchiamo sempre di compiere le scelte più giuste per garantire una vita serena e un futuro brillante ai nostri figli. Ci dedichiamo alla loro educazione, provvediamo a trasmettergli dei valori, gli garantiamo il massimo dell’istruzione, li stimoliamo ed incentiviamo ad inseguire i loro sogni con impegno e sacrificio. Ma, in tutto il mondo, sono circa 4 milioni i bambini rifugiati che non hanno la possibilità di andare a scuola, accedere ad un’istruzione di qualità e sperare  in un futuro quantomeno dignitoso. Sono quasi 500 mila in più rispetto allo scorso anno.

Secondo i dati del Rapporto Turn the Tide dell’ Agenzia Onu per i Rifugiati (UNHCR),solo il 61% dei bambini rifugiati frequenta la scuola primaria rispetto al 92% dei bambini nel mondo.  Con l’età, questo divario aumenta: alla scuola secondaria accede solo il 23% dei rifugiati rispetto all’84% dei bambini su scala globale. Una  percentuale che scende all’1% quando si parla di istruzione superiore, contro il 37% dei ragazzi nel mondo. Da non sottovalutare, poi, il fatto che per le bambine rifugiate la situazione è ancora più drammatica e allarmante: crescendo, devono affrontare una maggiore emarginazione e il divario di genere in età scolare aumenta, complici le convenzioni sociali e culturali, che fanno sì che i ragazzi abbiano priorità a scuola, le strutture inadeguate come la mancanza di servizi igienici dedicati o forniture per il ciclo mestruale, oltre al fatto che i libri, le uniformi scolastiche e il viaggio per arrivare a scuola possono avere costi proibitivi per le famiglie.

Dunque, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza decisiva dell’istruzione per la sopravvivenza e il futuro di milioni di bambini e bambine rifugiate e raccogliere così fondi per garantire loro l’accesso ad un’istruzione di qualità e un futuro dignitoso, l’UNHCR ha lanciato in data 27 Gennaio 2019 la terza edizione della campagna “Mettiamocelo in testa”, che sarà possibile sostenere donando o da rete fissa o tramite sms al numero solidale 45588 fino al 17 Febbraio.

“E’ tempo di investire concretamente nell’istruzione delle bambine rifugiate. Più alto è infatti il loro livello di istruzione, più elevate saranno le loro abilità in termini di autonomia, leadership e capacità imprenditoriale, qualità fondamentali che aiuteranno sia l’integrazione nelle comunità ospitanti e il loro sviluppo, che la ricostruzione dei paesi di provenienza – commenta Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR per il Sud Europa.Obbligate a diventare adulte prima del tempo, private della loro infanzia, costrette a rinunciare ai propri sogni e speranze, alle bambine rifugiate non è lasciata alcuna scelta. Ma noi possiamo scegliere di assicurare loro un’istruzione di qualità per ricominciare a sognare e costruire un futuro dignitoso.”

Secondo i dati Unesco, se tutte le ragazze potessero completare la scuola primaria, i matrimoni precoci si ridurrebbero del 14%; se terminassero la scuola secondaria anche del 64%. Anche la mortalità infantile dovuta alla diarrea, alla malaria o alla polmonite decrescerebbe drasticamente: dell’8% con un’istruzione primaria e del 30% completando quella secondaria. Le necessità non sono poche: servono più scuole per far spazio anche alle bambine rifugiate e garantir loro maggiore protezione dalle molestie o aggressioni durante i viaggi per raggiungere la scuola; è indispensabile una lotta costante contro il bullismo e la violenza sessuale di genere nelle classi; le famiglie rifugiate hanno bisogno di incentivi per permettere alle figlie di continuare a studiare; occorrono più insegnanti donne affinché le bambine siano più propense a frequentare la scuola; non in ultimo, sono necessari dei doposcuola che possano fornire alle ragazze un arricchimento e migliorare il loro rendimento scolastico e la fiducia in se stesse.

Per una Babbosettete come me, padre di una curiosa e intraprendente bambina, sapere che queste giovanissime anime vengono date in spose a soli 10 anni. Oppure vivono sole in un paese straniero, senza genitori, esposte al rischio di subire abusi e violenze sessuali. O ancora, sono sfruttate e costrette a raccogliere legna nelle ore serali rischiando aggressioni potenzialmente fatali, il tutto perché un diritto come quello all’istruzione viene loro negato, è straziante. Questi rischi sono stati al centro dell’evento-performance “Una bambina rifugiata non può scegliere, ma noi sì” che si è svolto il 28 Gennaio 2018 per lanciare la campagna #Mettiamocelointesta e che ha visto la partecipazione di grandi personaggi come Cecilia Dazzi, Maria Chiara Giannetta e Francesco Pannofino.

Per tutte queste ragioni, ho deciso di sposare il grande impegno di UNHCR e sostenere attivamente  questa campagna, i cui raccolti andranno al progetto “Educate a child”, avviato nel 2012 in 12 paesi: Siria, Iran, Pakistan, Yemen, Etiopia, Malesia, Kenya, Uganda, Ruanda, Sud Sudan, Ciad, Sudan. Nei primi 5 anni dall’avvio del progetto, nei 12 paesi coinvolti, i risultati sono stati importanti: si è riusciti a garantire un’istruzione a 1 milione e 350 mila bambini; sono state costruite e ristrutturate 263 scuole; è stato garantito sostegno economico diretto a più di 104 mila bambini provenienti da famiglie vulnerabili; sono stati reclutati e formati 31.402 insegnati, ben 12.091 solo nello scorso anno. Dal 2012, a tutti i bambini rifugiati, l’UNHCR ha distribuito circa 3.075.000 tra libri di testo e altri materiali didattici e 752.776 uniformi scolastiche. Infine, ha fornito sostegno a 8.233 bambini con disabilità, che altrimenti non avrebbero potuto frequentare la scuola.

Insomma, il lavoro dell’Agenzia Onu per i Rifugiati è inestimabile ma anche noi possiamo dare il nostro contributo  con un piccolo dono al 45588 fino al 17 Febbraio e  garantire così un futuro migliore a milioni di bambine nel mondo.

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